‘Premio Pozzale’, ecco la 66a edizione: vincono Di Cesare, Falco e Postorino

E adesso per il prestigioso riconoscimento letterario, intitolato a Luigi Russo, si apre il periodo della nuova giuria popolare. Premiazione il 10 novembre. Chi sono gli autori e di cosa trattano le loro opere vincitrici

‘Premio Pozzale’, ecco la 66a edizione: vincono Di Cesare, Falco e Postorino

EMPOLI – Va ancora a tre autori e alle loro opere il Premio letterario ‘Pozzale Luigi Russo’, giunto alla sua 66a edizione. La prestigiosa giuria del più importante riconoscimento letterario, organizzato dal Comune di Empoli, al termine degli incontri decisionali, ha scelto di assegnare il riconoscimento a tre firme della letteratura italiana.

 

I VINCITORI 

Le opere in concorso segnalate dalla Giuria e dal Comitato erano 22.
A ricevere il premio, uno dei più antichi del panorama culturale italiano, saranno due testi di narrativa contemporanea e uno di saggistica (filosofia).

 

Donatella Di Cesare 

Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione

Bollati e Boringhieri 2017

 

Giorgio Falco 

Ipotesi di una sconfitta 

Einaudi 2017

 

Rosella Postorino 

Le assaggiatrici

Feltrinelli 2018 


LE OPERE VINCITRICI e gli AUTORI

Donatella Di Cesare, Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione, Bollati e Boringhieri 2017

Nel paesaggio politico contemporaneo, in cui domina ancora lo Stato-nazione, il migrante è il malvenuto, accusato di essere fuori luogo, di occupare il posto altrui. Eppure non esiste alcun diritto sul territorio che possa giustificare la politica sovranista del respingimento. In un’etica che guarda alla giustizia globale, Donatella Di Cesare con limpidezza concettuale e un passo a tratti narrativo riflette sul significato ultimo del migrare, dando prova anche qui di saper andare subito al cuore della questione. Abitare e migrare non si contrappongono, come vorrebbe il senso comune, ancora preda dei vecchi fantasmi dello jus sanguinis e dello jus soli. In ogni migrante si deve invece riconoscere la figura dello «straniero residente», il vero protagonista del libro. Atene, Roma, Gerusalemme sono i modelli di città esaminati, in un affresco superbo, per interrogarsi sul tema decisivo e attuale della cittadinanza. Nella nuova età dei muri, in un mondo costellato da campi di internamento per stranieri, che l’Europa pretende di tenere alle sue porte, Di Cesare sostiene una politica dell’ospitalità, fondata sulla separazione dal luogo in cui si risiede, e propone un nuovo senso del coabitare.
(Fonte: http://www.bollatiboringhieri.it

 

Donatella Di Cesare è professore ordinario di Filosofia teoretica alla Sapienza Università di Roma e di Ermeneutica filosofica alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

È stata visiting professor e ha tenuto conferenze e lezioni in numerose università in ambito internazionale, tra cui Berlino, Monaco, Kassel, Zurigo, Basilea, Madrid, Barcellona, Nijmegen, Parigi, Gerusalemme, Rio de Janeiro, Chicago, Seattle, Washington, Boston. Fa parte del Comitato scientifico della Internationale Wittgenstein-Gesellschaft. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo, danese portoghese, polacco, norvegese croato, cinese). Tra i suoi ultimi libri si annoverano  Terrore e modernità (Einaudi 2017), Tortura (Bollati Boringhieri 2016), Heidegger e gli ebrei. I “Quaderni neri” (Bollati Boringhieri 2014). Per i suoi studi sull'Olocausto, a causa di ripetute minacce, dal 2015 viveva sotto scorta, fino a pochi giorni fa, quando tale misura è stata rimossa dal Ministero degli Interni.

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Giorgio FalcoIpotesi di una sconfitta, Einaudi 2017

 
Da bambino Giorgio Falco amava la divisa da autista degli autobus, che il padre indossava ogni giorno per andare al lavoro, tanto che a Carnevale voleva vestirsi come lui, anziché da Zorro, chissà se per emularlo o demolirlo.Questo romanzo autobiografico non può che cominciare cosí, con la storia del padre: solo raccontando l'epopea novecentesca del lavoro come elevazione sociale, come salvezza, Falco ne può testimoniare il graduale disfacimento, attraverso le proprie innumerevoli esperienze professionali, cominciate durante il liceo per pagarsi una vacanza mai fatta. Operaio stagionale in una fabbrica di spillette che raffigurano cantanti pop, il papa e Gesú, per 5 lire al pezzo. Venditore della scopa di saggina nera jugoslava, mentre in Jugoslavia imperversava la guerra. Aspirante imprenditore di un'agenzia che organizza «eventi deprimenti per le élite». Redattore di finte lettere di risposta ai reclami dei clienti. Una lunga catena di lavori iniziati e persi, che lo conduce alla scelta radicale di mantenersi con le scommesse sportive. È la fine, o solo l'inizio. Perché questa è anche la storia - intima, chirurgica, persino comica - di un lento apprendistato per diventare scrittore. E di come possa vivere un uomo incapace di adattarsi.
«Mi sentivo convalescente, ma non ero deluso dal lavoro. Soffrivo, dall'età di diciassette anni, di una nevrosi politica ed economica, piú che individuale». 
(Fonte: http://www.einaudi.it)

 

Giorgio Falco è autore di romanzi e racconti che, sin dal suo esordio, nel 2004 con Pausa caffè (Sironi 2004)continuano a raccogliere un notevole apprezzamento da parte della critica, testimoniato dai numerosi premi ricevuti (Premio Volponi, Premio Mondello, Premio Comisso), per l'acutezza di visione e la precisione del linguaggio che riesce a delineare con esattezza il grigiore, condizione fisica e psichica di sfaldamento dell'individuo nella società del capitalismo postindustriale.

Tra i suoi libri ricordiamo  L'ubicazione del bene (Einaudi 2009) Gemella H (Einaudi 2014), Condominio Oltremare (L'orma 2014) nella collana fuoriformato curata da Andrea Cortellessa, Sottofondo italiano (Laterza 2015).

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Rosella PostorinoLe assaggiatrici, Feltrinelli 2018 

 
"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame." Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando? 
La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.
Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.
Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l’istinto – spesso antieroico – di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi. 
(Fonte: http://www.feltrinellieditore.it)

 

Rosella Postorino, nata quarant'anni fa a Reggio Calabria, ma vissuta principalmente tra Imperia e Roma, è autrice di romanzi e racconti, oltre che di un saggio di critica letteraria, Malati di intelligenza (nell’antologia Duras mon amour 3, Lindau 2003). In una capsula, è  il suo racconto di esordio, confluito nell'antologia Ragazze che dovresti conoscere(Einaudi 2004). Ha pubblicato tra i suoi romanzi  La stanza di sopra(Neri Pozza, 2007), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi 2009) e Il corpo docile (Einaudi 2013) Il mare in salita (Laterza, 2011) ed inoltre la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009). Collabora con riviste e case editrici, tra cui «la Repubblica» e «Rolling Stone»

 

GIURIA POPOLARE

Da domani, lunedì 9 luglio, i cittadini che vorranno far parte della grande novità di questa edizione 2018, ovvero della Giuria Popolare, potranno iscriversi compilando il modulo on line che sarà presente sul sito del Premio Pozzale www.premiopozzale.it.

La Giuria Popolare sceglierà un titolo fra i tre vincitori a cui sarà assegnata la ‘Selezione dei lettori’.  

Allo stesso modo i cittadini potranno inviare recensioni sui tre libri vincitori. La data di scadenza per partecipare è il 31 Ottobre.  La cerimonia di consegna si terrà poi il 10 novembre.

 

GIURIA - La giuria è composta da Carla Bagnoli, Roberto Barzanti, Remo Bodei, Laura Desideri, Giuliano Campioni, Giuseppe Faso, Giacomo Magrini, Cristina Nesi, Alessandra Sarchi, Biancamaria Scarcia, Matteo Bensi è il segretario, componente da diversi anni anche del Comitato organizzatore.

 

COMITATO - Il comitato organizzatore è composto da Brenda Barnini Sindaco di Empoli, Eleonora Caponi (Assessore alla Cultura), Barbara Bacchelli, Gabriele Beatrice, Matteo Bensi, Diana Bonfanti, Antonio Bossa, Andrea Campigli, Carlo Ghilli (Direttore della Biblioteca Comunale), Alice Mollica, Alice Pistolesi, Riccardo Sgherri, Presidente della Casa del Popolo di Pozzale, Francesca Pepi del Comune di Empoli (Servizio Cultura, Giovani e sport).

 

STORIA - Il Premio nasce nel 1948 (70 anni fa, siamo alla 66a edizione) per volontà della sezione del partito Comunista della frazione di Pozzale, nell'ambito della festa della stampa comunista. Trova le radici nei valori della Resistenza auspicando l'incontro tra intellettuali e lavoratori, un simbolo della volontà di ripartire socialmente e culturalmente dopo i dolori e la distruzione della Seconda Guerra Mondiale. Il Premio ha un suo comitato organizzatore, di cui fanno parte il sindaco di Empoli e l’assessore alla cultura, e una giuria che fin dagli inizi ha visto come componenti intellettuali di grande livello - da Romano Bilenchi e Sibilla Aleramo a Cesare Luporini, da Silvio Guarnieri a Cesare Garboli. Luigi Russo ne ha fatto parte dal 1952. Dopo la sua morte, avvenuta nel ’61, per l'affetto e la partecipazione che il critico aveva dimostrato verso questa istituzione e la sua gente, il Premio viene a lui intitolato: Pozzale-Luigi Russo.